Esperienze di vita

Cerchiamo di vivere all'insegna del minimalismo.
Ora preferisco avere meno oggetti,
ma migliori.

Marcus Harvey, fondatore di un marchio di abbigliamento,
adora rilassarsi nella casa ristrutturata dalla moglie, una designer d'interni.

Quello che importa veramente è lavorare sodo, scaricarsi e poi tornare a casa ritemprato.

La cosa più importante nel mio quotidiano è l'equilibrio. Quello che importa veramente è lavorare sodo, stare con gli amici, partecipare a eventi, passare tempo di qualità a casa. Cerco di trovare un equilibrio fra tutte le attività della vita, così ci sono periodi in cui lavoro davvero tanto, e altre volte in cui stacco il telefono e mi rilasso un po'.

Lasciare il lavoro per 5 giorni mi permette di ricominciare carico di energie e sotto nuove angolazioni. Staccare la spina è importante, perché quando rientro ho un sacco di energie che servono per dare la carica agli altri.

La mia casa incarna ciò che mi piace

La casa dovrebbe essere il posto in cui mi sento a mio agio, dove sto volentieri. Abbiamo comprato questa casa per avere più spazio per attività diverse in locali diversi. Possiamo guardare la TV e rilassarci, stare seduti e mangiare.

Ci piace invitare gli amici, organizzare grigliate, siamo felici di avere invitati in casa. È piacevole. E il giardino sul retro è il mio posto preferito per starmene seduto in veranda a leggere o parlare al telefono.

Penso così che la casa, così come i vestiti, rispecchi quello che mi fa star bene e diventi anche l'incarnazione di tutte quelle cose. Cerchiamo di vivere all'insegna del minimalismo. Cerchiamo di farlo nel nostro design, avere meno oggetti mi fa stare meglio.

Un materiale di qualità è importante, ma deve anche darmi la sensazione giusta, mi deve stare bene.

Quando lo lavo e lo indosso, deve star su, non cascarmi di dosso. Ha molta importanza anche come mi stanno i vestiti. I materiali possono essere ottimi, ma bisogna anche che stiano bene. Noi prestiamo attenzione a come vestono i nostri indumenti, come ce li sentiamo addosso.

Io porto lo stesso paio di pantaloni fino a che non li consumo del tutto, poi me ne compro un paio nuovo. Faccio in modo che mi stiano bene, se serve me li faccio modellare o sistemare in modo che si adattino al massimo al mio corpo. Ora preferisco avere meno oggetti, ma di qualità migliore.

Il primo giudizio sulla qualità si dà la prima volta che si prova il prodotto.

Quando la indossi per la prima volta e ti sta bene, allora dici: sì, è perfetta. Poi naturalmente pensi che quella sia qualità. Invece se provi una cosa e ti è grande, lunga o è storta, quella non è qualità. Per me la qualità è come ti sta, come ti fa sentire quando la indossi. Ci sono alcuni capi che potrei comprare, ma, se non mi stanno nel modo giusto, non mi piacciono, anche se sono di qualità.

Chi compra vuole conoscere la storia che sta dietro al prodotto.

Un aspetto della qualità che ora conta molto è la trasparenza, perché chi compra vuole sapere dove si fa, con quale materiale. Si usano coloranti buoni o dannosi? E i coloranti vanno a finire nei fiumi oppure sono usati in modo consapevole?

I consumatori di adesso vogliono saperne di più sui prodotti rispetto a prima, e anche questo fa parte della qualità. Se questa maglietta è fatta con cotone biologico e bottiglie di plastica riciclate, se viene prodotta in un paese che non sfrutta i lavoratori, allora è una maglietta di qualità. È soggettivo, perché magari a me non importa dove sia stata fatta, ma per qualcun altro, invece, è un’informazione fondamentale.

Quando ho cominciato la mia attività non sapevo se qualcuno avrebbe mai comprato qualcosa.

Mi sono limitato a ideare due magliette e ne ho stampate 30. Le ho fatte per me, ho solo fatti due magliette che mi sarebbe piaciuto indossare. Le ho fatte lineari, in colori che mi piacevano. Ho fatto sì che vestissero bene. E adesso che la cosa ha funzionato possiamo fare altri prodotti. Ma all'inizio era solo questo: fare capi semplici che la gente potrebbe voler indossare.

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